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Lettera aperta di un disabile alla comunità Open Source (e non solo...)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di Ollie, nostra amica non vedente, sulla situazione di un disabile che oggi vorrebbe maggiori libertà di scelta.

Ollie testardamente sta usando una distribuzione Linux (Ubuntu), anche se ancora non è all'altezza degli equivalenti software proprietari.
Ma ora le lascio la parola...

Il 17 settembre scorso la UE ha confermato la sentenza di condanna a Microsoft per abuso di posizione dominante, comminandole una sanzione da 497 milioni di euro.

Sentendo questa notizia ho fatto un salto sulla sedia. “Vuoi dire che qualcosa si muove?”, mi sono detta.
Poi sono andata ad approfondire e... ho scoperto che l'”abuso di posizione dominante” riguardava l'inclusione di MediaPlayer nel pacchetto di Windows...
Che delusione!

Ho avuto l'impressione che, una volta di più, si sia guardato al dito anzichè alla luna. Il problema, a mio parere, sta a monte, nella quasi impossibilità per un utente qualsiasi, cittadino normale e non azienda, di acquistare un computer senza sistema operativo Windows preinstallato. Se questo è un problema per tutti, lo è a maggior ragione per me e per coloro che, come me, sono non vedenti. Infatti, a seguito di questa imposizione del mercato, anche le aziende sviluppatrici e distributrici di software adattivo (screen reader, ad esempio) si solo legate mani e piedi al sistema operativo prevalente, non lasciandoci praticamente alcuna scelta.

Credo che il nodo centrale stia proprio qui: non abbiamo scelta.

Solo recentemente, infatti, Mac ha inserito uno screen reader degno di questo nome (più o meno, a quanto mi si dice).
Linux, con Orca, sta cercando di rendere accessibile anche ai non vedenti la modalità grafica.
Si comincia a poter fare qualcosa, ma siamo anni luce da un sistema stabile, che ci permetta di competere in campo lavorativo. Io, come cittadina e contribuente di questo paese, vorrei vedere il software libero utilizzato nella pubblica amministrazione, ma mi rendo conto che questo significherebbe tagliare fuori praticamente tutti coloro che hanno una disabilità visiva e che hanno faticato e faticano non poco per inserirsi a parità di competenze con lavoratori cosiddetti “normodotati”.
E' un bel dilemma... Per questo vorrei esortare chi di software libero si occupa a investire più tempo, più energie, più passione nel migliorare l'accessibilità dei sistemi operativi alternativi, contribuendo così a creare delle autentiche pari opportunità.

ps: Non vorrei che chi mi legge pensasse che io sia una dipendente del Lamentificio Italiano s.p.a. ...
Per dimostrarlo, dirò che da un mesetto circa ho installato Ubuntu 7.04 sul mio pc e sto sperimentando. Questo è il primo documento che scrivo con Openoffice.
Festeggiamo insieme???!!!

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